In tutti questi anni migliaia di persone ci hanno scritto, la maggior parte delle e-mail sono state di solidarietà, altre hanno chiesto spiegazioni, altre di insulti. Poi nel gennaio 2007 arrivò una lettera, l’unica indirizzata a Samuele:

Caro Samuele,
caro piccolo angelo, oggi il mio cuore vuole parlare proprio con te, con te che sei nel luogo di luce e di gioia riservato ai puri di cuore e a chi, nel corso della vita, si è meritato di volteggiare in quel paradiso che ahimè non è la terra.
Voglio parlare con te perché so, che se una persona parla col cuore sincero di un bambino, gli altri cuori, tutti gli altri cuori che sono adesso con te sentono la voce dell’anima. Sai, quello che ti è capitato è stata una cosa tanto brutta, così talmente cattiva che tante persone si sono dispiaciute e allo stesso tempo interessate al tuo caso. Per capire, per riuscire a comprendere ciò che potuto accadere e come, io sono stata una di quelle persone.
Prima ho letto i giornali e le notizie che parlavano di te, ho seguito i programmi in tv; le persone grandi vedono della realtà solo una parte e si dimenticano che per vedere per intero il tronco di un albero non possiamo solo immaginarlo ma bisogna girarci intorno, un po’ come un libro che ho letto da bambina e che si chiamava “Il piccolo principe”. Un giorno questo bambino disegnò un serpente che ingoiava un elefante ma non aveva disegnato l’elefante nella pancia del serpente, così tutti quelli che vedevano il disegno dicevano che era un cappello; così non mi sono voluta fermare a quello che mi facevano vedere o leggere ma ho voluto documentarmi un po’ di più, ad esempio ho voluto leggere un libro che ha scritto la tua mamma, che parla di te, di come eri, della vostra famiglia.
Descrive i ricordi di quella brutta mattina, di quello che è successo prima e dopo che tu te ne sei andato. Ne parla perché hanno accusato lei di averti fatto del male, e lei dice di no, non è così, che invece qualcuno è entrato in casa mentre lei stava accompagnando Davide.
Io non posso avere la presunzione di sapere cosa è successo, ma un pensiero tutto mio, me lo sono fatto e magari può essere quello sbagliato, io non lo so... ma sento, forse condizionata dal mio modo di vivere, che non vi siano nella mente umana, e specialmente nella mente di una mamma che ha perso un figlio, luoghi talmente oscuri nei quali non vi può essere accesso.
Credo che nessuno stato crepuscolare sia più forte della Coscienza, credo che se la tua mamma ti avesse fatto del male, la Vita prima o poi le chiederebbe di saldare il conto e lei non potrebbe nascondersi, nemmeno per proteggere il tuoi fratelli o il suo orgoglio. Per questo tu devi stare ancora vicino alla Vita, perché devi aiutare tutti noi a scoprire la verità, perché è giusto per te, si deve trovare la verità, solo per te...; mi piacerebbe incontrare tua madre, parlarle perché dagli atti del processo e dalle persone che l’hanno avvicinata c’è la descrizione di una persona straziata da un dolore insostenibile.
Te lo dico ancora, forse sono ingenua a credere che non sia stata la tua mamma a farti male, ma seguo sempre il mio istinto ed il mio istinto mi fa sentire così... ora ti saluto piccolo Sammy, ma ti penserò e seguirò fino alla fine questa vicenda, senza un perché se non quello di una giusta giustizia.
Ciao cucciolo.

S.

A quasi tutte le e-mail è stata data risposta, anche a questa.

Cara S.
anche se sulla mia tomba non c’è un nome, io vivo nei ricordo di chi mi ama. Sono lassù tra le montagne, in alto dove non arriva la cattiveria degli uomini. A cavalcioni delle nubi passo dalla mia casa, vedo l’altalena, le casette di legno dove tenevo le anatre e le galline, il piccolo laghetto, l’orto; non sono triste, sono un angelo. Laggiù sulla terrà tutto finisce e la mamma, il babbo, Davide, Gioele che non ho conosciuto torneranno con me.
Lo spirito è libero, come il vento va dove vuole, quando passa tra gli alberi li senti cantare. Non voglio che nessuno si rattristi per causa mia, nessuno può più farmi del male.
Cara S., tu sei la prima persona che mi scrive, ti auguro tanta felicità, se vuoi ti racconterò la mia vita di quando ero bambino, delle mie gite in montagna, del mio amico Pippo, il gatto, forse l’unico a sapere cosa è successo quella mattina, non per me, ma per la mamma.
Da quassù, dove è tutto puro ti abbraccio, grazie di esserti ricordata di me.

Samuele

Nella versione attuale il sito finisce qui, lasciamo questa finestra per chi vorrà scriverci, soprattutto per ricordare Samuele.
A tutti colore che in questi sette anni ha dialogato con noi, grazie.

info@giustiziapersamuele.it

Samuele Lorenzi

I tuoi occhi vedano la giustizia